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il Portale Nazionale del Cittadino - News -INC

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Ettore Rosato

Il Sottosegretario di Stato agli Interni, Ettore Rosato intervistato da Enrico Cisnetto, direttore editoriale di Italia.gov.it, commenta il sondaggio sul ruolo del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco e individua le opportunità messe a disposizione dalle tecnologie informatiche per avvicinare il cittadino alla Pubblica Amministrazione.

Guarda il video dell'intervista (durata circa 30 minuti, formato Windows Media Player)
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LA TRASCRIZIONE DELL'INTERVISTA.

Chiediamo al Sottosegretario Ettore Rosato di dare un giudizio su come i cittadini hanno risposto alle domande poste nel sondaggio proposto da Italia.gov e in particolare sulle scelte: prima di tutto sul fatto che il servizio più gettonato da chi ha risposto è il 115, che evidentemente viene ritenuto il servizio più significativo fornito dai Vigili del Fuoco e, più in generale, che giudizio dà del fatto che siano stati in tanti a rispondere con entusiasmo, forse perché l’argomento Vigili del Fuoco è un argomento che attira, che piace e che induce le persone a usare l’interattività del Portale.

Intanto, possiamo dire con soddisfazione che la collaborazione con il Portale è positiva, e ci aiuta a porre sempre più attenzione alle preoccupazioni e le attese dei cittadini. Inoltre, i dati confermano l’impressione che abbiamo sempre avuto: i Vigili del Fuoco sono benvoluti dalla popolazione, che vede in loro la capacità di intervenire nelle situazioni di difficoltà di carattere generale e che li apprezza anche per il lavoro svolto nella prevenzione. Il 115 è un numero molto utilizzato. Oggi poi, con la diffusione dei cellulari, spesso per una singola richiesta di intervento arrivano decine e decine di telefonate. E anche questo è un fatto positivo, perché vuol dire che i cittadini sanno che chiamando il 115 ottengono una risposta pronta, veloce, e un’efficienza che il Corpo Nazionale continua a dimostrare in tutte le occasioni.

Grazie alla collaborazione tra i Vigili del Fuoco e CNIPA, nel Portale Impresa.gov i cittadini possono svolgere delle pratiche amministrative relative al parere di conformità e al certificato per la prevenzione incendi in una unica soluzione, direttamente on line.
Quali sforzi vengono, verranno, vanno ancora fatti per sviluppare queste forme di E-government e di E-participation che portano a un miglioramento concreto nella vita dei cittadini nel nostro Paese?


Questo è un percorso che abbiamo iniziato, e la collaborazione con il CNIPA sta dando degli ottimi risultati, in linea con quella semplificazione amministrativa che le nostre imprese si attendono e che noi dobbiamo attuare.
La certificazione di prevenzione incendio è uno strumento indispensabile, che ha dato grandi risultati, in quanto sono diminuiti gli incendi nei posti di lavoro, negli alberghi… Ciò prova come un importante lavoro di prevenzione dia risultati di qualità. Certo, esiste un problema di controlli, e anche i recenti incidenti sul lavoro dimostrano che c’è bisogno di uno sforzo aggiuntivo.
Per quanto attiene al rapporto con i professionisti, l’aver scelto una strada di accesso on line e quindi una semplicità di dialogo, cui si aggiunge la semplicità della modulistica utilizzata, dimostra che la prevenzione incendi non è un onere, è uno strumento efficace. Uno strumento che, impiegato al meglio, può avvantaggiare al contempo le imprese e lo stesso Corpo Nazionale, il quale così è a conoscenza dei progetti delle strutture su cui gli uomini potrebbero dover intervenire, come aziende e cantieri.

In che modo, secondo lei, questa modalità, che è stata sperimentata sul fronte delle attività relative ai Vigili del Fuoco, può far leva per dar vita a cambiamenti strutturali all’interno della Pubblica Amministrazione?
Tutte queste forme che passano attraverso il sistema del Portale, l’interattività, che risultatati può dare?
Dove si può arrivare nella modernizzazione della Pubblica Amministrazione, che è una delle grandi richieste che vengono sia dai privati sia dalle imprese? Secondo lei, anche attraverso l’esperienza fatta con le attività dei Vigili del Fuoco, si può pensare che ci sia un cambiamento davvero strutturale a favore dei cittadini e delle imprese?


Direi di sì. La collaborazione con il CNIPA, se messa a sistema con tutte le Pubbliche Amministrazioni, e massimamente con tutti i Comuni italiani, può far sì che il progetto dello sportello unico per le imprese passi dalle dichiarazioni di principio ai fatti concreti.
La collaborazione che abbiamo costruito è stata per noi efficace, utile; e anche se si tratta di una sperimentazione in un settore particolarmente complesso, che richiede una mole di documentazione tecnica, sono convinto che questa sia una strada su cui impegnarsi a fondo. Peraltro, il disegno di legge del ministro Bersani si pone proprio su questa linea, imponendo anche ai Vigili del Fuoco alcune semplificazioni.
La struttura del CNIPA, a mio parere, va utilizzata e valorizzata sotto questo profilo: come punto di riferimento e come standard unico per tutte le Pubbliche Amministrazioni.

Quali altre iniziative si possono immaginare? Potete prevedere di poter creare, per sfruttare ancora di più il potenziale di questo strumento internet, dei portali web e quindi di quel meccanismo di semplificazione e di rapporto più diretto tra le varie Amministrazioni dello Stato, i cittadini e le imprese che ne possono derivare? Ne avete qualcuna in cantiere o avete intenzione di metterne qualcuna in cantiere?

In questi giorni il Ministero dell’Interno sta svolgendo le procedure per i flussi dell’immigrazione attraverso internet e - al di là di qualche polemica che nel nostro Paese non manca mai - un risultato innegabile è che non abbiamo più visto le file davanti agli uffici postali.
Internet è uno strumento grandissimo, ma rimane uno strumento, e come tutti gli strumenti va utilizzato con intelligenza.
Il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco - per tornare alle questioni più attinenti al Corpo Nazionale - è la più grande società di ingegneria in Italia, per numero di ingegneri, per professionalità, per distribuzione capillare sul territorio.
Internet dunque può essere uno strumento, per esempio, di accesso e di consulenza continui con le imprese per tutti i problemi che riguardano la sicurezza. Certo, bisogna trovare le risorse, bisogna trovare le strumentazioni adatte e le procedure, ma è proprio in questa direzione che ci stiamo muovendo. Credo che già avere avviato una fase di prevenzione on line sia un notevole passo avanti. I benefici ci sono, perché disporre di servizi on line vuol dire minori costi e maggior rapidità. Su questa traccia, ritengo si possano implementare altri servizi, come le richieste dei servizi di vigilanza nei locali pubblici e di formazione alla sicurezza dei lavoratori. Naturalmente questi sono modelli che valgono per il nostro Ministero, ma possono valere per tutta la Pubblica Amministrazione.
E valgono per la Pubblica Amministrazione soprattutto se queste procedure diventano standard e se c’è una reale convergenza tra tutte le Pubbliche Amministrazioni, che si mettono in grado di interloquire a una voce sola con le imprese e i cittadini.

Mi sembrava che lei ponesse l’accento, adesso, sul fatto che ci possa essere, forse, un eccesso di concorrenza, diciamo così, tra le varie Amministrazioni, sia quelle centrali che periferiche nell’accedere a internet.
Lei, mi pare intendesse accennare a una sorta di convergenza che forse non è stata sufficientemente messa in atto. È così?


Sì, credo che soprattutto ci vogliano protocolli uniformi, e quindi che il linguaggio sia lo stesso, che i dati siano gli stessi, che le banche dati siano le stesse. In questo modo ogni Amministrazione dovrebbe poter utilizzare i dati che vengono immessi, una sola volta, per tutti gli usi che ne deve fare l’Amministrazione stessa. E questa è una competenza che non può che essere concordata tra Regioni, Enti locali, Governo centrale, ma anche tra tutte le varie Amministrazioni che fanno riferimento alle nostre banche dati.
Penso alle banche dati per l’anagrafe, gestite per definizione dal Viminale, ma che servono l’INPS, il Ministero delle Finanze per le sue attribuzioni, le Regioni per le banche dati del Servizio Sanitario Nazionale. E così potremmo fare molti altri esempi. Quindi, gli strumenti informatici, internet in particolare con tutte le sue applicazioni, offrono grande flessibilità, ma richiedono anche una grande capacità di utilizzare protocolli unici che permettano di fare sistema.

Lei che valutazione dà dello standard raggiunto dall’Italia rispetto ad altri Paesi, in particolare a quelli europei? Recentemente c’è stata una ricerca commissionata dalla Commissione Europea che dà all’Italia risultati superiori alla media europea, e forse qualcuno non se lo aspettava. Da un lato come giudica questa performance, quali altre cose possono essere fatte perché ci siano ulteriori evoluzioni sul fronte dell’E-government nel nostro Paese?

Credo sia giusto ricordare che qualche volta i confronti con gli altri nostri partner non sempre ci vedono in ritardo. In questi anni si è molto puntato sulla diffusione dello strumento informatico e i risultati si vedono.
Però bisogna ancora investire nell’accesso ai servizi di banda larga, perché naturalmente le imprese necessitano di rapidità. E inoltre questi servizi devono raggiungere capillarmente tutto il territorio nazionale: l’accessibilità ai servizi di internet veloce deve essere consentita non solo alle grandi città ma anche ai piccoli centri.
È poi necessario rivedere tutte le procedure in base a una logica diversa. Le procedure che usiamo oggi sono nate quando si usava soltanto la carta, e così le abbiamo trasferite su internet, mentre invece molti passaggi potrebbero essere risparmiati creando una sinergia più efficace.
Il peso della Pubblica Amministrazione, il peso della burocrazia – se la burocrazia vuol essere fattore positivo e non onere inutile - è un gravame ancora troppo alto per l’economia italiana. Dobbiamo snellirla, dobbiamo riuscire a ridurne la mole. Gli strumenti li abbiamo, dobbiamo avere la determinazione per utilizzarli.

Chiudiamo questa intervista con un paio di domande che riguardano più strettamente i Vigili del Fuoco. Nel sondaggio fatto da Italia.gov, dopo il 115 che è stato il servizio dei Vigili del Fuoco più gettonato, ci sono, al secondo e al terzo posto, due cose che fanno pensare che i cittadini guardino con simpatia e con gratitudine all’attività dei Vigili del Fuoco in momenti particolarmente difficili.
Al secondo posto c’è il servizio prestato in caso di catastrofi naturali, in caso di grandi eventi calamitosi e al terzo posto c’è il controllo nelle scuole, nei teatri, negli ospedali e negli altri edifici pubblici. Cioè attività antincendio in luoghi dove ci sono tante persone.
Le due risposte possono in qualche modo essere sommate per dire che i Vigili del Fuoco sono una barriera nei confronti di tutto quello che più spaventa il cittadino, che associa il Vigile del Fuoco alla capacità di fronteggiare i grandi eventi negativi?


Direi proprio di sì, i Vigili del Fuoco sono la spina dorsale del sistema di protezione civile di questo Paese. Presenti su tutto il territorio 24 ore su 24, con un’amplissima capacità di intervento tecnico, dai nuclei sommozzatori agli specialisti nelle tecniche di recupero in alta montagna; dagli interventi sui rischi nucleari, biologici, chimici, a quello che più banalmente viene ricordato come il lavoro dei Vigili, cioè intervenire in caso di incendio.
In una realtà contemporanea che vede in aumento determinati fattori di rischio, come ad esempio quelli connessi alla mobilità, al trasporto di merci pericolose sulle strade, la complessità dei compiti attribuiti ai Vigili del Fuoco è sicuramente percepito dalla popolazione.
In tutte queste circostanze, ma anche nel semplice recupero di un animale ferito, i cittadini vedono i Vigili del Fuoco come amici, professionisti sempre capaci di intervenire con generosità e competenza nelle situazioni più disparate. E ciò si sposa con quanto lei diceva prima, cioè sia con capacità di essere presenti nei luoghi di grande aggregazione, sia con le norme di prevenzione, sia con la presenza fisica, che è comunque un fattore molto rassicurante.

L’ultima domanda, sempre in relazione a eventi calamitosi e alla capacità dei Vigili del Fuoco di intervenire, non può che essere fatta, sollecitati purtroppo dal fatto che è tornato alla ribalta, sul drammatico problema delle morti bianche.
Quali attività possono svolgere i Vigili del Fuoco sul fronte della prevenzione degli incidenti sul lavoro sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, che in questi giorni è tema di attualità per le cose che sono successe a Torino?


Su questo punto i Vigili del Fuoco possono avere la funzione di specialisti e professionisti, caratterizzati non tanto dall’atteggiamento di chi assolve a rigorose funzioni ispettive, quanto da quello di chi guarda ai luoghi di lavoro avendo alle spalle la competenza del rischio e l’esperienza dell’intervento.
Il Vigile del Fuoco può essere il miglior consulente per le aziende, il miglior controllore del consulente, perché la sua specificità è quella di avere la lista delle soluzioni, non solo quella delle prescrizioni.
E proprio perché siamo convinti di ciò, abbiamo l’ambizione di presentare un progetto che veda l’incremento del numero degli ingegneri destinati a queste funzioni, da dislocare nelle nostre direzioni regionali al servizio del mondo imprenditoriale, un mondo che nel nostro Paese ha bisogno di guardare con occhio diverso alla prevenzione degli infortuni, e quindi di investirvi. E per farlo occorre attivare una partnership forte tra pubblico e privato. Non stiamo parlando semplicemente di obblighi o di meri oneri aggiuntivi, stiamo proponendo di lavorare assieme per risparmiare in vite umane, e per investire in sicurezza.

Antonio Tamborrino

Antonio Tamborrino è il Presidente dell’Ordine Nazionale dei Dottori Commercialisti.

1) Gentile Presidente, che giudizio dà della riforma del diritto Societario (dalla legge Vietti alle integrazioni susseguenti introdotte con la legge sul risparmio) ad oggi? È un punto di arrivo soddisfacente o bisogna arrivare a un’operazione di maggiore organicità in questa materia cosi complessa?

Il collegio sindacale rappresenta l’organo di controllo che maggiormente risponde a rigorosi requisiti di professionalità e indipendenza e che realizza una precisa divisione dei ruoli. Ritengo che sia necessario prevedere una limitazione al cumulo degli incarichi di controllo anche per le società non quotate e introdurre la responsabilità limitata dell’organo di controllo per garantire l’effettiva capacità del risarcimento dei danni.

2) I provvedimenti in materia fiscale finiscono con il moltiplicare gli adempimenti in capo al cittadino, alle imprese e ai professionisti, e quindi alla vostra stessa categoria, di professionisti, appunto, da un lato e dall’altra che svolge assistenza e consulenza. Come giudica questa situazione?

Esprimo una sincera preoccupazione per i contenuti fortemente invasivi di molte disposizioni che hanno un pesante impatto sugli assetti organizzativi degli studi professionali e per le continue deroghe ai principi generali sanciti dallo statuto del contribuente. Ritengo opportuno intervenire per restituire stabilità all’ordinamento tributario e per recuperare la fiducia dei cittadini e delle imprese. L’obiettivo di lotta all’evasione fiscale, che condivido pienamente, non può essere raggiunto con il ricorso a strumenti di controllo invasivi o con la reintroduzione di inefficaci e onerosi adempimenti o, infine, attraverso l’uso di strumenti presuntivi di determinazione del reddito che privano il contribuente dell’inviolabile diritto alla prova contraria. C’è molto da fare per restituire efficacia ed efficienza al sistema impositivo e noi, che siamo la categoria professionale preposta ad assistere le imprese e i contribuenti nell’adempimento dell’onere tributario, siamo quotidianamente impegnati per la realizzazione di questo obiettivo.

3) Molti, nell’ordine che lei presiede, svolgono funzione nei collegi sindacali e sempre più sono le persone che svolgono ruoli nei consigli di sorveglianza delle banche, in quanto revisori contabili. Dal suo angolo di visuale, che esperienza ne trae? Quali sono gli utili insegnamenti che possono discendere da questa attività?

L’efficacia dei controlli è elemento imprescindibile per acquisire la fiducia dei terzi e del mercato e può essere realizzata solo assicurando la competenza, l’indipendenza e la responsabilità dei controllori. In tal senso, ritengo che solo l’operato di soggetti qualificati, come i dottori commercialisti, possa garantire l’affidamento della tutela dei terzi e accrescere lo sviluppo delle aziende italiane.

4) C’è stata una sostanziale omogeneità di funzioni con la categoria dei ragionieri, dettata da provvedimenti legislativi diversi. Come giudica questa situazione?

La nostra categoria è oggetto di uno dei più recenti e articolati interventi di riforma, relativi alle professioni. Dal 1° gennaio 2008 i due albi dei dottori commercialisti e dei ragionieri daranno vita all’unica Categoria dei Dottori Commercialisti ed esperti contabili. Questa aggregazione nasce dalla presa d’atto dei cambiamenti avvenuti nella società italiana, che esige sempre più chiarezza e funzionalità nelle strutture pubbliche, ma anche negli organismi associativi e negli ordinamenti a cui sono affidate attività di interesse collettivo.
Mario Egidio Schinaia

L'avvocato Mario Egidio Schinaia è il Presidente del Consiglio di Stato, il supremo organo di consulenza giuridica-amministrativa del Governo.

1) Il Consiglio di Stato è il supremo organo di consulenza giuridica-amministrativa dell'Esecutivo, mentre come organo di giurisdizione amministrativa è preposto alla tutela dei diritti e degli interessi legittimi dei privati nei confronti della Pubblica Amministrazione. Sono entrambe le funzioni ancora oggi pienamente esercitabili?

Ritengo ancora utile lo svolgimento da parte del Consiglio di Stato tanto della funzione consultiva quanto della funzione giurisdizionale, poichè trattasi di funzioni complementari che nell'insieme concorrono a perseguire la giustizia nell'amministrazione.

2) Il ricorso straordinario al presidente della Repubblica è alternativo a quello alla giustizia amministrativa. Secondo Lei questa impostazione è ancora valida oggi oppure si può prevedere un corso diverso per le procedure di ricorso straordinario?

Il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, in realtà, non implica oneri rilevanti che possono incidere sulle prerogative del Capo dello Stato, mentre d'altra parte assolve ad una funzione giustiziale di grande rilievo, atteso che annualmente vengono decisi su parere vincolante del Consiglio di Stato oltre 6000 ricorsi, senza che ciò comporti spese apprezzabili per i ricorrenti.

3) Noi assistiamo ad una fase in cui provvedimenti adottati dalle Authority sono poi oggetto di impugnativa davanti ai tribunali amministrativi, e succede spesso che le decisioni vengano annullate totalmente o parzialmente dagli organi di giustizia amministrativa. Questa situazione è oggi efficiente ed efficace? Cosa si potrebbe fare per risolvere questi conflitti?

Il doppio grado del giudizio relativo ai provvedimenti delle Authorities è indispensabile a fini di giustizia, stante la delicatezza delle questioni trattate, atteso anche il tempo relativamente breve della decisione di tali controversie, in media tra 1° e 2° grado trascorre un tempo non superiore ai 12-14 mesi, pertanto la giustizia amministrativa in materia, è efficiente ed efficace.

4) Si parla tanto di modifiche alla nostra Carta costituzionale. Nell'ambito delle prerogative dell'Istituzione che presiede, sarebbe d'accordo in una costituzionalizzazione più forte dello stesso Consiglio?

Ritengo che la disciplina costituzionale vigente sia adeguata.

5) La funzione consultiva del Consiglio di Stato va mantenuta, va irrobustita oppure le ormai varie e molteplici consulenze universitarie, la rendono meno rilevante rispetto a quella di giurisdizione amministrativa e quindi modificata?

La funzione consultiva del Consiglio di Stato, ormai ridotta a pochi casi, svolge ancora una valida funzione che non rientra nelle competenze dell'Avvocatura dello Stato e, soprattutto, è ontologicamente diversa dalle consulenze universitarie.