 | :: Vinix Social Network - Area Blog | | | | | | | | | | | Prezzi dei vini: il cappio della GDO. | Da qualche giorno si sta consumando l'ennesimo scontro fra aziende agricole e grande distribuzione organizzata riguardo i prezzi dei vini.
In particolare la GDO, dalla quale transita circa il 60% delle vendite di vino in Italia, è messa all'indice dai produttori di vino per essere indisponibile a riconoscere i legittimi incrementi di prezzo richiesti dalle cantine.
Dopo anni di listini bloccati, e alla luce della vera e propria escalation dei costi con la quale devono fare i conti le aziende agricole, come gli incrementi dei costi energetici (con ricadute a cascata sia sul piano produttivo che su quello dei trasporti) e quelli delle materie prime dovuti al calo di produzione, come quello dello scorso anno sceso fino a -14% che qualifica questa vendemmia come la più scarsa e più costosa degli ultimi 60 anni, le richieste dei produttori paiono più che giustificate.
A questo quadretto già abbastanza cupo bisogna aggiungere i nuovi incrementi dell'iva che non mancheranno di avere il loro peso sul settore vitivinicolo.
Ma tutto questo si innesta in una situazione che già da tempo appariva squilibrata.
Nei mesi scorsi i produttori avevano sollecitato la GDO a riequilibrare i listini che negli scorsi anni erano rimasti bloccati nella prospettiva di salvaguardare le posizioni sui mercati internazionali.
Posizione ribadita ad alta voce nei mesi scorsi da Gianni Zonin.
Il problema riguarda principalmente i vini di fascia medio-bassa, per i quali il prezzo e i margini risicati non consentono giochi di prestigio.
Ma incide anche sulle fasce più alte che di fronte a nuovi rincari dei listini, nel bel mezzo di una crisi senza precedenti, fanno sempre più fatica a farsi strada.
Problemi che si abbattono anche sul mondo della cooperazione, che denuncia come il vino abbia perso, per i produttori, fino al 40% del valore finendo così, almeno in alcune regioni, sotto la ?soglia sopravvivenza?.
E quindi aumenti dei prezzi tra il 5 e il 12% appaiono non solo equi ma indispensabili.
Il rischio è quello di un lento ma inesorabile abbandono dei vigneti a causa della scarsa redditività.
In molti poi mettono in discussione il fatto che i listini debbano essere aggiornati all?inizio dell?anno e non come accade di solito a maggio, creando uno scarso coordinamento fra produzione e distribuzione che finisce per creare ulteriori difficoltà.
"Si tratta di problemi che vengono da lontano, sostiene il direttore di Federvini Ottavio Caggiano de Azevedo, da quando cioè la Gdo è diventata l?arbitro delle politiche dei prezzi. In certi momenti le aziende hanno fatto buon viso a cattivo gioco ma ora di fronte al continuo assottigliarsi dei margini le aziende contestano la posizione della Gdo che si erge a nume tutelare del consumatore rifiutando aumenti dei listini. Qui non si tratta di andare contro gli interessi del consumatore, ce ne guarderemmo bene, ma di recepire incrementi dei costi e delle materie prime che altrimenti rischierebbero di compromettere il settore. Non si tratta di aprire tavoli di riflessione, ma di richiedere uno sforzo collettivo di ragionevolezza perché adeguare i listini all?incremento dei costi rientra semplicemente in una logica di trasparente formazione dei prezzi."
Il presidente dell?Unione Italiana Vini Lucio Mastroberardino rincara la dose: "Nel recente passato le imprese hanno tenuto i listini bloccati e nonostante le imprese tenessero sotto controllo i prezzi franco cantina non di rado abbiamo poi verificato che invece i listini allo scaffale aumentavano. Insomma, nella nostra filiera c?è chi fa dei sacrifici mentre altri alimentano il proprio salvadanaio e questo non è possibile. Occorre ristabilire al più presto un equilibrio. Il vino è percepito come un fattore ludico ma alle sue spalle c?è un?economia reale fatta di gestione del vigneto, della cantina, delle denominazioni. Aspetti che hanno contribuito a rendere migliori i nostri prodotti. Tutto questo va ora adeguatamente comunicato al consumatore che deve essere consapevole del valore del prodotto".
Per non dire, poi, delle ricadute di questa politica dello squalo sulle enoteche che, risultando non competitive, perdono giorno dopo giorno credibilità e quote di mercato.
Fonti: Ansa, Federvini, Unione Italiana Vini, Agricoltura24 ed altri. | | | | Il vino del futuro? In Toscana è dei giovani | Il nuovo provvedimento della Regione Toscana a favore dei giovani in agricoltura, che rientra nel pacchetto “GiovaniSì”, è stato approvato nell’ultima riunione della giunta regionale.
Si tratta della possibilità di ottenere diritti di impianto per impiantare nuovi vigneti. Il bando sarà emesso nei prossimi giorni e sarà rivolto ai giovani imprenditori agricoli con età inferiore ai 40 anni.
Nel caso di giovani imprenditori agricoli professionali che si insediano per la prima volta in una azienda agricola la concessione dei diritti sarà a titolo gratuito.
L’iniziativa mira a favorire l’inserimento lavorativo e l’imprenditoria giovanile nel settore agricolo che in Toscana soffre in maniera particolare dello scarso ricambio generazionale dal momento che l’età media dei titolari di azienda è ben oltre i 60 anni.
I giovani sotto i 40 anni titolari di azienda sono invece poco più dell’8 % del totale e per questa ragione si ritiene che sia strategico investire sui giovani e fare il massimo per favorire il loro insediamento.
In questo contesto il settore vitivinicolo assume particolare importanza, sia perchè rappresenta un settore fondamentale della nostra produzione, sia perchè l’immagine della Toscana in Italia e all’estero è molto legata alla sua produzione vitivinicola.
I diritti che saranno assegnati con questo bando ammontano a 203 ettari ma potranno essere utilizzati esclusivamente per produrre vini con origine geografica (DOP ed IGP), ad esclusione delle denominazioni soggette a contingentamento delle produzioni.
Fonte: Ansa
| | | | Neve e rincari, prima lo scandalo e poi i conti | Sono stufo (e capisco che ormai protrebbero iniziare così post sugli argomenti più disparati) della trita e ritrita storia che con il gelo c'è speculazione nell'agroalimentare!
Ma insomma, se a un contadino il gelo gli rovina tutto il raccolto, se a un altro gli rimane nel magazzino perché non c'è modo di venirlo a prendere a causa della neve, a un altro ancora gli crolla il tetto della stalla e magari gli muoiono mezze bestie perché non riesce ad accudirle e a dar loro da mangiare, in questa situazione noi possiamo davvero pensare che i prezzi al mercato di frutta e verdura debbano rimanere inalterati perché sennò c'è speculazione?
L'ultima boiata l'ho sentita dalla Coldiretti Lazio e me ne dispiace, probabilmente accecati dalla rincorsa al consenso - manco fossero politici - da una parte a livello nazionale gridano e strepitano facendo subito i conti dei danni subiti dall'agricoltura a causa del blocco dei tir di dieci giorni fa e del gelo di oggi mentre dall'altra, appunto con la delegazione del Lazio, gridano e strepitano perché c'è speculazione al mercato. Ma siamo seri per favore... E diciamo le cose come stanno, ovvero che ci sono tutti i motivi validi per un innalzamento dei prezzi al consumatore finale ma che, tuttavia, si vigilerà perché questo aumento vada a compensare i contadini produttori e non i grossisti (quelli si che speculano, ma - per rimanere nel Lazio - a Fondi hanno le spalle coperte dalla Camorra e a Roma chissà da chi, quindi meglio non rompergli le scatole...).
Il prezzo, anche nell'agroalimentare, lo fa più o meno il mercato, se sui banchi arriva il 10% di quello che arrivava di solito che facciamo, lasciamo i prezzi inalterati? E il "danno" dell'agricoltore chi lo paga?
Però è facile per i giornalisti, che strana categoria è la mia divisa com'è tra esempi altissimi e una prassi quotidiana di scarsa qualità, andare al mercato e indagare sull'aumento anche del 100% dei prezzi di fagiolini e zucchine! L'altra cosa da dire forte e chiara è che se il consumatore finale è scemo (e non dico "bue" solo perché anche il bue è capace di fare scelte più appropriate) e chiede di mangiare zucchine e fagiolini a febbraio è SACROSANTAMENTE GIUSTO che li paghi 8, 10 o anche 15 euro al chilo! Si parla tanto di agroalimentare di qualità, di DOP, di esportazioni record e poi? E poi succede che l'italiano medio non sa assolutamente cosa è corretto mangiare, l'allontanamento delle campagne dovuto ad una terziarizzazione "comoda" ha fatto in modo che le nostre radici siano state tagliate via insieme alle conoscenze dei nostri genitori, che in questo periodo mangiavano zucca, rape, cavolfiori, finocchi e arance piuttosto che zucchine, fagiolini e magari ciliegie.
Discutiamo di tutto ma, per favore, cominciamo a metterci in discussione... I mali che ci affliggono non vengono solo dall'esterno, cominciamo a pensare che forse la responsabilità è anche nostra. Ah, per concludere, chi ripaga gli agricoltori che in questi giorni hanno messo a disposizione i loro trattori (che vanno a gasolio pagato con agevolazione ma pur sempre pagato di tasca loro con la loro attività) per dare una mano a tutti pulendo strade, tirando fuori le macchine dalla neve o trasportando viveri e medicinali nelle zone più impervie?
Ecco, quando parliamo di speculazione ricordiamoci che non si tratta di una cosa priva di qualsiasi materialità e che prima di gridare allo scandalo bisognerebbe accendere il cervello. Anche da parte della Guardia di Finanza che invece di andare a fare i controlli al mercato rionale dovrebbe andare, lo ripeto, ai mercati generali o a Fondi (parlo della mia zona ovviamente perché è quella che conosco meglio). | | | | Oltre il fiume: le sfaccettature del Roero | A sinistra: Barbaresco Tera Mia Riserva 2005 di Michele Taliano
A destra: Birbet - Mosto d'uva parzialmente fermentato di Filippo Gallino C’è tutto un mondo al di là del Tanaro. Per i personaggi di Beppe Fenoglio era un orizzonte, una soglia, un confine esistenziale. Per noi il Tanaro è il “fiume del vino”. Traccia confini, spartisce geografie, separa tradizioni (enogastronomiche e non). A destra le Langhe, a sinistra il Roero, dove le colline son subito più ripide, tormentate, sabbiose: tracce di un antico mare poco profondo. Dove cresce il pesco e si coltiva la fragola. Camminatene le vigne e assaggiatene i vini: le scoperte sono assicurate.
Il Roero (che porta il nome d’un’antichissima famiglia feudale astigiana) si estende dal Tanaro al Pianalto torinese-astigiano. I suoi vini son forse meno conosciuti di quelli di Langa, ma non sono da meno. Grandi rossi (hanno attraversato il fiume il Nebbiolo, fine e potente, ça va sans dire, ma anche la Barbera, qui importante per stile, suadenza, sostanza), un fragrante bianco (l’Arneis) che alla fine del Novecento ha cambiato la faccia dell’enologia piemontese e una festosa declinazione del Brachetto, che qui chiamano Birbet (cioè “furbo e impertinente”: un nome ch’è tutto un programma). Insomma, c’è tutto quel che si può desiderare da una terra da vino: dagli antipasti ai dessert. E poi negli ultimi vent’anni il Roero è stato protagonista di una crescita tumultuosa che ha portato i suoi produttori ai vertici dell’enomondo internazionale. E l’ascesa continua, grazie a un sapiente connubio di tradizione e innovazione. Di saper fare antico e rigore tecnico.
Ne sono un esempio perfetto i “nostri” produttori roerini: Filippo Gallino di Canale, un pezzo di storia recente del territorio, fra i primissimi a credere nelle potenzialità dell’Arneis, ma anche mirabile facitore di Nebbiolo tosti e di Barbera di rara completezza e Michele Taliano, azienda di confine, perché sta a Montà d’Alba, estremo baluardo del Roero prima della pianura torinese, ma anche perché coltiva vigne anche oltre il Tanaro, dove produce un grande Barbaresco (e chi ha la cultura del Nebbiolo fa sempre grandi vini).
Insomma, il consiglio è attraversare il fiume e provare: dopo non saprete più che cosa scegliere. Piemontewinestore | | | | Pensione completa, grazie. | In quel di Perugia c'è un albergo interamente dedicato al vino e al jazz.
Si tratta dell'HotelGiò, che si trova a circa 800 metri dalla stazione ferroviaria.
Gli enoturisti sono accolti in 130 camere personalizzate con il vino come protagonista mentre altre 76 sono dedicate agli amanti del Jazz.
Assai interessante è l'iniziativa CameraCantina® la nuova Concept Room dell’Hotel Giò Wine Area dedicata al Mondo del Vino.
Si tratta di 100 camere, una diversa dall'altra, che richiamano i colori e le atmosfere delle cantine di un tempo, con pavimenti in cotto e legno di rovere, marmo, botticelle e cassette per la raccolta dell'uva, rivestimenti in pietra, etc., ma anche uno spazio-mostra che vuole raccontare le storie delle Aziende Vitivinicole che partecipano al progetto.
Ciascuna camera è dedicata ad una azienda vitivinicola diversa, ad un prodotto (vini ma anche bollicine, distillati etc) o ad un territorio.
Un format pensato non solo per offrire ai clienti dell’Hotel un confortevole e suggestivo soggiorno ma anche per promuovere alcune realtà enologiche italiane.
Per una azienda vitivinicola firmare la propria CameraCantina® significa personalizzare gli elementi e i complementi di arredo come la Scri-vini-a, le Wine-Lamp, le casse di vini adibite a comodini , il Wine-wall ed altro ancora, e chissà che prima o poi non riesca a far inserire anche uno dei miei enogiochi ...;o)
Le offerte speciali sono numerose e cambiano continuamente.
C'è quella, ad esempio, che offre una matrimoniale a solo 0.99 € a condizione che si acquisti il pacchetto Bed&Wine che prevede l'acquisto di prodotti presso l'enoteca dell'albergo (fornitissima) per almeno 79,00 €.
La bottega dell'albergo offre circa 4000 prodotti, tutti di alta qualità, e il ristorante è curato dalla Condotta locale di Slow Food che propone cucina umbra.
Se siete curiosi visitate il loro sito, ricco di informazioni e di belle immagini: www.hotelgio.it . . . . | | | | Il Collio Sloveno | Per lavoro ho la fortuna di viaggiare molto spesso nei paesi dell'ex Jugoslavia e giù fino all'Albania. Questo, abbinato alla mia passione per il buon vino, mi consente di provare "avventure" enologiche non proprio comuni.
La penisola balcanica non è ancora un'area considerata emergente nè tantomeno affermata, come potrebbero essere un Sud Africa, piuttosto che il Cile, l'Argentina, Nuova Zelanda o Australia...tanto per citare i soliti noti promettenti e affermati. Ciò nonostante questa è terra di ottimi vini e sicuramente di lunga tradizione vitivinicola.
Cominciando da Nord, la Slovenia si presenta come una terra di eccellenza per degli ottimi bianchi dove la Ribolla la fa da padrona, ma anche il Sauvignon Blanc, il Pinot Grigio e Nero riescono a dare dei risultati eccellenti.
In questo paese l'area che a mio parere si eleva su altre è quella di Goriska Brda, o Collio Sloveno. Qui hanno sede le più rinomate aziende slovene.
Interessante è la storia di Movia, una storia che si interseca alla leggenda! Considerato, a ragione, il miglior produttore sloveno, Movia deve la sua "fortuna" al fatto che Tito si fosse cosí innamorato dei suoi vini che trovò l'escamotage legale di preservare la tenuta di Movia dalla collettivizzazione forzata, cosa invece subita da tutte le altre aziende vinicole (e non solo) jugoslave. Infatti avendo Movia una piccola parte del terreno in territorio italiano, o passato all'Italia dopo gli accordi di pace post seconda guerra mondiale, ottenne da Tito la dispensa di non dover cedere i terreni allo stato! La cosa la dice molto lunga su due aspetti: Tito ha dimostrato un'altra volta la sua fama di intenditore di cibi e vini di qualità, ma anche la sua scarsa fiducia che un sistema di produzione "collettivo" potesse coincidere anche con risultati qualitativi significativi. Va da sè che Tito fu il più fedele ed affezionato cliente di Movia!
Di Movia ho assaggiato in particolare due vini: un Sauvignon Bianco del 2006, e un eccezionale uvaggio composto da 70% ribolla gialla 20% sauvignon blanc 10% pinot grigio, chiamato Veliko Belo (Grande Bianco) del 2003.
Nessun aneddoto per un altro produttore di cui ho assaggiato il miglior vino che il territorio sloveno mi ha "donato". Si tratta niente po po di meno di un Pinot Nero del 2008 di Simcic. Sapendo la difficoltà nella produzioni di ottimi vini ricavati da questa uva in purezza la menzione è d'obbligo!
Per concludere, un suggerimento sulla Ribolla, vera e autentica espressione del collio italo/sloveno: ottima la bottiglia di Ribolla in purezza del 2007 di Bagueri.
....alla prossima! | | | | | | | | Il Museo del Vino |
é con grande piacere che vogliamo condividere la nostra esperienza di cultori, non solo del Vino, ma anche dei Luoghi in cui viviamo e della Storia che ci accompagna da sempre nel nostro quotidiano.
Dentro il Magazzino del Vino stiamo allestendo un piccolo "Museo del Vino", con oggetti grandi e piccoli, che raccontano l'antica arte della vinificazione.
A breve uno stralcio fotografico che troverete all'interno dei nostri album | | | | La Bambina è nata! |
Questa settimana è finalmente nata La Bambina.
Lo so che una mamma non deve mai fare differenze tra i suoi figli, ma tant'è, La Bambina è il mio vino preferito... vuol dire che non sono una buona mamma.
Per cui è tempo di raccontare la sua storia.
Da un po' di tempo desideravo sperimentare un rosé.
Volevo che fosse un vino in purezza e che esprimesse tutta la personalità e la freschezza del Nero d’Avola, vitigno siciliano per eccellenza, ma le uve del vecchio vigneto, piantato in un terreno argilloso, sono solitamente troppo strutturate e con tannini accentuati, quindi non adatte al vino che avevo in mente. 
Poi, nel 2007, abbiamo piantato un nuovo vigneto. Al momento di individuare il sito per l'impianto, il terreno calcareo che abbiamo scelto si è rivelato perfetto per fornire alle viti i minerali e le sostanze nutritive necessarie a concentrare una ottimale acidità e per sviluppare un corredo aromatico espressivo ed allo stesso tempo delicato.
L'anno seguente la produzione è stata solo di pochi grappoli: abbiamo preferito non vendemmiarli, lasciando che le giovani viti potessero lignificare e sviluppare un adeguato apparato radicale. Ma da quello che già traspariva dalla degustazione dei primi acini maturati nel 2008, i frutti erano molto promettenti. 
La prima vendemmia finalmente è arrivata nel 2009.
Abbiamo vendemmiato a mano, all'alba, il 12 Settembre. 40 quintali in un ettaro, significa che ciascuna vite ha prodotto soltanto due grappoli, piccoli e sani, bellissimi. Immediatamente portate in cantina, le uve sono state diraspate per evitare l'estrazione di fenoli astringenti dai raspi, e pressate delicatamente per circa 4 ore, finché il succo non ha raggiunto l'intensità di colore desiderata.
Il mosto è stato quindi portato in acciaio, ad una temperatura di 5 °C, per la decantazione statica. Dopo 24 ore, la fermentazione è iniziata a 13 °C ed è durata 18 giorni, fino alla completa trasformazione degli zuccheri. Diciotto giorni di emozioni e di attese: aspettavo che il vino crescesse, controllavo ogni giorno il colore, lo sviluppo degli aromi ... finché ho potuto annunciare con una punta di orgoglio che la mia Bambina finalmente era nata! 
Il difficile, adesso, era di trovarle un nome.
A mia madre sarebbe piaciuto darle il nome del vigneto, che si chiama “La Costa”. Costa delle Rose e Costa della Cerasa erano altre possibilità, come anche Rosato della Costa, Nicuzza (un termine siciliano che significa per l'appunto Bambina), o semplicemente Rosato. A Febbraio, durante una degustazione in Colorado con il nostro importatore e lo staff del distributore, ho raccontato loro le emozioni che avevo provato durante la produzione di questo vino, che avevo voluto fortemente, e di come mi fossi sentita simile ad una madre in attesa della nascita della propria "Bambina".
Il nome è venuto fuori così, semplicemente perfetto… tutti ne sono stati entusiasti!
E poi, l'etichetta: sul lato sinistro c'è un motivo argentato, che raffigura l'impronta della zampa di Joe, un Labrador di 3 anni color cioccolato che da sempre mi ha sostenuto ed è un grande fan della Bambina. Non avrei mai fatto questo vino senza il suo appoggio e senza i suoi consigli, perciò penso che si meriti di firmare la bottiglia…
La Bambina viene prodotta in quantità molto limitate.
Joe pensa che solo un piccolo Club di persone possa far parte di questo progetto, persone che credono nella magia di fare vino, e di farlo in modo sostenibile e rispettoso dell'ambiente.
Persone attente al modo in cui il cibo viene prodotto, che credono nella cultura che costituisce il vero valore di una bottiglia di vino e che rispettano il lavoro che i produttori fanno per ottenere livelli sempre più elevati di qualità, e per rendere il piacere del vino possibile ogni giorno. | | | | Presentazione | Buonsera a tutti,
siamo nuovi in questo network. Siamo un'azienda agricola situata a Paderno, nelle campagne sopra Cesena, in provincia di Forlì-Cesena.
Siamo a Vostra disposizione per qualsiasi informazione o richiesta e, perchè no, per qualsiasi consiglio/appunto che vogliate farci!
Un saluto a tutti! | | | | Storia dell'azienda agricola Colombarda | L’azienda agricola Colombarda sorge nella seconda metà del 1800 sulle colline a nord di Cesena, a ridosso di Bertinoro, tra Paderno e San Vittore. Attualmente si compone di tre corpi aziendali per un totale di 50 ettari fra vigneti, oliveti, frutteti e boschi. I 23 ettari di vigneto a D.O.C., esposto prevalentemente a Sud, Sud-Ovest, danno uve di qualità ed hanno una buona resa (90-100 quintali/ettaro) grazie al terreno argilloso - tufaceo ed all'elevato investimento di piante/ettaro.
Negli anni '40 per volontà del Cav. Aldo Domeniconi (proprietario pro-tempore dell'azienda di famiglia) nasce "la cantina" al fine di poter curare direttamente anche la vinificazione delle uve prodotte.
Con il passare del tempo le prime rudimentali attrezzature sono state via via sostituite da altre sempre più moderne: il vino così ottenuto vuole essere un connubio tra tecnologia e tradizione per fornire al consumatore un prodotto sano, genuino e di alta qualità.
A questo proposito, l'azienda agricola Colombarda già da diversi anni fa parte di un ristretto e selezionato gruppo di aziende Italiane che aderiscono al "Progetto Qualità Globale Du Pont"; un impegno pluriennale teso a limitare e mirare gli interventi anticrittogamici nei vigneti, seguito da rigorosi controlli (certificati da laboratori pubblici) su eventuali residui chimici nel vino immesso al consumo.
Particolare attenzione è stata rivolta in questi ultimi dieci anni alla conversione a vigneto di terreni collinari abbandonati o investiti a seminativi, sottraendoli così all'erosione ed operando, tra l'altro, importanti sistemazioni idraulico - agrarie.
Attualmente i proprietari dell'azienda agricola Colombarda sono le famiglie Dionigi ed Agostini dirette discendenti del Cavalier Domeniconi; l'enologo è il Signor Carlo Savelli; il direttore tecnico è il P.A. Adriano Bernabei.
Le bottiglie che vengono prodotte annualmente sono 20.000.
Si effettuano vendite dirette in azienda oppure contattandoci telefonicamente o attraverso il nostro sito. E' inoltre possibile organizzare, previa prenotazione, visite guidate alla cantina ed ai vigneti. A disposizione gratuitamente anche aree per pic-nic. Non dimenticate che siamo a Vostra disposizione per la creazione di pensieri regalo e confezioni Natalizie di ogni tipo.
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Colombarda farmhouse, founded during the first half of the XIX century, has been provided the first wine making devices during the Fourties by Aldo Domeniconi, who left the management to his grandsons, the fourth generation involved in this business. Half of this about 123-acre estate is dedicated to vine cultivation, giving way to the production of high quality DOC wines (Pagadebit, Trebbiano, Sangiovese, Cagnina and Albana), really appreciated by connoisseurs. Vines are cultivated according to ancient methods, without recurring to products which may jeopardize the wine's quality. Colombarda also produces a small amount of extra virgin oil and is engaged in the DuPont Global Quality Project, the purpose of which is the limitation of the use of fungicides. This farmhouse is now managed by Adriano Bernabei, who has a long experience in this field.
Bottles produced: 20.000. Direct sale at the winery: available. Visit to the company: available on booking. Tasting room: available.
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L’exploitation agricole Colombarda a été créée dans la seconde moitié du XIXe siècle au nord de Cesena. L’exploitation couvre un total de 50 hectares, dont 23 sont plantés en vigne. La Colombarda adhère depuis plusieurs années au « Progetto Qualità Globale Vite da vino Du Pont », ayant le but de limiter et viser les interventions anticryptogamiques sur le vin mis sur le marché. Propriétaire : familles Dionigi et Agostini. Œnologue : Adriano Bernabei et Carlo Savelli. Bouteilles produites : 20.000. Vente directe dans la cave : oui. Visite de l’exploitation : oui, sur rendez-vous. | | | | La Compagnia Barracellare e la tutela delle proprietà agricole in Sardegna |
Non so se lo sapevate ma in Sardegna, da tempo immemore, la tutela delle proprietà agricole (fra cui anche le vigne) e boschive e più in generale del territorio e della sicurezza è affidata ad uno speciale corpo di pubblica sicurezza chiamato Compagnia Barracellare, caso unico nel suo genere in Italia.
La Compagnia Barracellare è un'associazione di cittadini costituita su base volontaria ed in ambito comunale, il che vuol dire che ogni comune ha la propria compagnia.
Regolamentate dal Re d'Italia Umberto I con il Regio Decreto n°403 del 14.7.1898 ed oggi con la Legge Regionale n°25 del 1988, hanno il compito di vigilare sulle proprietà loro affidate.
I barracelli essendo inquadrati come agenti di pubblica sicurezza coadiuvano le forze di polizia e le amministrazioni comunali quando esse ne facciano richiesta, in particolar modo per reati come l'abigeato, i furti e i sequestri di persona, ma anche incendi, danneggiamenti, pesca di frodo, etcetera.
La cosa curiosa e che, dietro compenso, la Compagnia Barraccellare si fa garante della tutela dei fondi agricoli contro chiunque, fungendo quindi come una sorta di assicurazione che però non si limita a pagare qualora i fondi vengano danneggiati, ma li sorveglia e, se del caso, insegue e cattura i malviventi e li consegna alle autorità.
Per ciascuna coltura, naturalmente, è previsto un premio di assicurazione diverso.
Per un vigneto nel comune di Siniscola (Nu) ad esempio il premio è di 10,00 € l'anno ad ettaro per un valore assicurato di 200,00 euro l'ettaro.
Un frutteto invece paga un premio annuale di 23,00 € l'ettaro per un valore assicurato di 460,00 € l'ettaro.
La Compagnia risponderà quindi dei furti e dei danneggiamenti ai terreni assicurati ma il termine delle denunce dei furti e dei danni subiti devono essere presentati per iscritto non oltre cinque giorni dall'accertamento da parte del danneggiato.
In caso contrario la Compagnia non è tenuta al pagamento di nessun indennizzo.
Secondo quanto stabilito dalla Compagnia Barracellare di Siniscola, ad esempio, "è proibito attraversare o introdursi, senza alcun giustificato motivo, nelle altrui proprietà, qualunque sia la coltura. Egualmente è proibito a tutti indistintamente cogliere dagli alberi o dalle vigne di altrui proprietà qualsiasi tipo di frutta o uva; è egualmente proibito, prima che sia ultimata la vendemmia, raccogliere grappoli o racimoli. I contravventori sono passibili di sanzione amministrativa di € 25,00 salvo l’azione penale".
L'ultima curiosità che voglio segnalarvi riguarda le entrate della Compagnia Barracellare e la loro suddivisione tra i componenti della compagnia stessa, che provengono:
1. dai compensi per la custodia dei beni pubblici;
2. dai diritti di assicurazione dei privati;
3. dagli utili ricavati dal rilascio o dalla vendita del bestiame sequestrato;
4. dai contributi finanziari erogati da enti pubblici o da privati;
5. da ogni altro introito consentito a norma delle vigenti disposizioni.
Gli utili, quindi, vengono ripartiti nel modo seguente:
a. 12% al Capitano;
b. 3% agli Ufficiali;
c. le restanti parti ai componenti la Compagnia Barracellare che hanno effettivamente partecipato alle ronde.
Non so che effetto vi fa pensare a questa realtà così lontana da quella che si vive nel resto d'Italia ma vi assicuro che è solo grazie a questa se In Sardegna tutta una serie di reati contro le proprietà agricole avvengono in misura assai ridotta.
Questo lo si deve al fatto che i barraccelli provengono da questi luoghi, vivono sul territorio, ne conoscono ogni anfratto, ogni sentiero, ogni grotta e, sopratutto, ogni abitante.
Se siete curiosi googlate un pò, qui trovate il regolamento della Compagnia Barraccellare di Siniscola in formato pdf. . . . . | | | | I tartufi non valgono questo prezzo | "Un ringraziamento a quei vigliacchi che mi hanno ucciso Helly, gettando bocconi avvelenati sulle colline del Garda veronese".
Questo'annuncio/denuncia è stato pubblicato a pagina intera sul Corriere di Verona dal proprietario del cane, deceduto tra atroci sofferenze dopo aver mangiato alcuni bocconi avvelenati sulle colline del Baldo, nella zona di Malcesine.
Stando a quanto scrive il Corriere di Verona si tratta dell'ennesimo episodio di crudeltà legato alla guerra dei tartufi.
Il padrone di Helly, questo il nome del cane, ha deciso di denunciare sul giornale l'episodio perché "in una società civile queste cose non possono accadere". Uno sfogo per puntare il dito contro i cercatori di tartufi. Voci confermate anche dall'assessore di San Zeno di Montagna, Simone Finotti: "E' risaputo: c'è una guerra sui tartufi pazzesca, in quanto valgono un sacco di soldi. Sul Baldo e sul lago, ci sono dei punti ben precisi dove trovare i tartufi e che conoscono solo i ricercatori. Così, per non far crescere la concorrenza, fanno questi dispetti". "Nel 2011 non ho registrato ancora casi di questo tipo - precisa Finotti -, ma due anni fa c'è stata una vera strage. Solo nel mio ambulatorio sono arrivati almeno quattro cani di tartufai, avvelenati".
Manco a dirlo l'Associazione Tartufai Veronesi Baldo-Lessinia fa orecchie da mercante: "Nel passato ci sono stati episodi di questo tipo - dice il presidente, Tiberio Mazzola -, ma in epoca recente non ci risulta che il fenomeno si sia ripresentato.
In ogni caso, a googlare un pò, si scopre che sono centinaia i cani uccisi per questa ragione un pò ovunque in Italia.
Già quell'odore di gas butano non mi era mai piaciuto particolarmente ma ora che vengo a sapere di queste faide, di cui a farne le spese sono esseri assolutamente innocenti, la cosa me lo fa diventare davvero indigesto. . . . . | | | | Parliamo un po' di noi e di quello che amiamo fare da qualche anno | Ciao a tutti, siamo Cristiana e Riccardo, produttori di vino del Veneto.
Conosciamo Vinix da un bel po' di tempo, leggiamo spesso soprattutto gli interessanti post e annunci inseriti, fin'ora noi non abbiamo pubblicato molto.
Cerchiamo contatti interessanti e nuovi amici, per questo abbiamo deciso di parlare un po' di noi e di quello che amiamo fare.
Le nostre vigne si trovano in uno dei territori del vino più vocati d’Italia, tra le colline di Gambellara (VI) e Soave (VR), dove il vitigno AUTOCTONO GARGANEGA ha trovato una simbiosi perfetta con i luoghi e dove si possono ottenere dei vini bianchi tra i più austeri, complessi e longevi del Paese. Qui, coltiviamo tutto il nostro amore per il vino attraverso un’azienda di piccole dimensioni, fortemente orientata alla qualità. Le vigne hanno fino a 40 anni di eta' e si trovano su terreni di origine vulcanica, ad oltre 300 m/slm, con costanti correnti d’aria e la garanzia di lente ed ottimali maturazioni.
Alla base di tutto vi è una continua ricerca della qualità, a partire proprio dalla vigna, dove siamo sempre impegnati in prima persona, dalle fasi di potatura invernale fino alla raccolta. La gestione delle piante é costantemente tesa ad ottenere delle rese bassissime, ben al di sotto dei limiti permessi dai disciplinari, in modo da ottenere una vendemmia estremamente mirata, articolata su almeno tre passaggi in vigna, in modo da enfatizzare le potenzialità delle singole particelle. Poi, in cantina, si passa ad un’ulteriore selezione delle uve ed a vinificazioni molto frazionate, fatte per ottenere il meglio vasca per vasca. Infine, un corretto affinamento in bottiglia, indispensabile per ottenere vini di notevole longevità, ma al tempo stesso ottimi fin da subito.
La produzione attuale e’ di tre diverse etichette, costituite al 100% da uve autoctone Garganega: - Vino Bianco Secco SARO’ GAMBELLARA CLASSICO DOC
- Vino Bianco Secco Selezione delle migliori parcelle CENERI DELLE TAIBANE GAMBELLARA CLASSICO DOC
- Vino Bianco Dolce MAESTA’ RECIOTO DI GAMBELLARA CLASSICO DOCG
Siamo comunque poco conosciuti e molto giovani in questo mestiere, stiamo lavorando per farci conoscere. E’ per questo motivo che stiamo anche cercando Partner di assoluta qualita’ sia in Italia (agenti e/o distributori) che all’estero (importatori) che ci diano una mano nella promozione e commercializzazione dei nostri prodotti.
| | | | Il Quarto Fattore | La domanda posta da Bibenda è la seguente:
La critica enologica ha ancora un ruolo? E se si quale?
Lo spunto alla riflessione arriva da un vigneron della Borgogna Denis Dubourdieu che individua i 4 fattori necessari per fare un grande vino:
1) Vignaioli all’altezza;
2) Commercianti capaci di vendere;
3) Consumatori che lo vogliano acquistare;
4) Critici del vino in grado di valutarlo.
Il problema è che oggi, per Dubourdieu, tra blogger e social network, chiunque dà il proprio giudizio, anche senza averne la minima competenza, ed il giornalista del vino, complice la crisi della carta stampata, gioca un ruolo sempre più secondario, fin quasi a scomparire, lasciando “solo” il consumatore. La salvezza? Passa per una ridefinizione dell’arte della critica che “scongiuri la dittatura di una democrazia virtuale”. A ciascuno, come sempre, il suo pensiero ...
Personalmente sono largamente d’accordo anche se aggiungerei qualche altro fattore.
| | | | Birra fatta in casa | Questa pagina mai fu più vera, in quanto nelle "mie birre" inserisco proprio la birra che faccio io.
A livello MOLTO artigianale e domestico intendiamoci.
Da 4 anni produco annualmente 22-23 litri di birra (anche se gli ultimi 2 anni ho raddoppiato le quantità), grazie ad un kit Homebrewing regalatomi allora.
Il kit contiene tutto il necessario per partire dal malto fino ad arrivare al prodotto in bottiglia, e il tocco personale si limita purtroppo alla scelta dell'acqua (che definirei comunque di grande importanza) e alla pulizia di bottiglie ed accessori.
Agli inizi mi sono limitato a produrre solo lager, ma l'anno scorso, grazie ad un regalo di amici, ho fatto anche una Stout (vedi foto) simil-Guinness (la Guinness ha sapori vicini al caffè, la mia alla liquirizia).
I risultati non sono male, tant'è che da 4 anni d'estate bevo solo birra fatta in casa (apprezzata anche da terzi). Non sono un grande degustatore, ma questa birra è più corposa e saporita rispetto alle realtà industriali presenti nella GDO. Sicuramente, vista la semplicità produttiva, non sarà come le birre artigianali sul mercato, ma volete mettere la soddisfazione... ;)
Quest'anno voglio provare ad evolvermi e tentare di maltare l'orzo anzichè comprare quello già maltato. Staremo a vedere i risultati....
P.S. la valutazione è totalmente obiettiva e disinteressata ;D | | | | L'azienda si presenta | Salve a tutti,
siamo lieti di essere presenti su Vinix.com, ed è er questo che cogliamo l'occasione per presentarci.
La nostra azienda nasce nel 2003, grazie alla volontà di Carlo Scollo e Francesco Ristuccia, già fortemente impegnati con le loro aziende ortovivaistiche nella valorizzazione dei prodotti di questo angolo di Sicilia. La loro esperienza è tale da renderli in grado di cimentarsi in maniera egregia nella produzione vinicola siciliana, un percorso frutto della ricerca e dell'innovazione continua, e di trovare nuove forme di commercializzazione dei vini stessi.
I vigneti di Feudo Ramaddini sono localizzati in un territorio che declina dolcemente dall'altopiano di Noto verso il mare di Marzamemi (vedere cartina allegata) su un terreno tendenzialmente calcareo e dal clima particolarmente mite: tutti elementi questi che, insieme al lavoro impareggiabile della luce del sole, contribuiscono a creare le migliori condizioni per la coltivazione dei nostri vitigni.
La nostra cantina è situata in quelli che furono i “magazzini del vino” dello storico Palmento appartenuto al Marchese Antonio di Rudinì: un pioniere dell'imprenditoria locale che aveva introdotto nella lavorazione del vino un alto livello di innovazione tecnologica, rispetto ai desueti metodi utilizzati allora. Proprio da qui partivano i condotti che trasportavano il vino fino al porticciolo di Marzamemi, da dove poi navi-cisterna li avrebbe transitati verso il Nord Italia per essere imbottigliato.
Un luogo, il nostro, che racconta la storia di un popolo e di un territorio dedito alla vinificazione e che abbiamo l'onore di raccontare attraverso il nostro angolo-museo, che a breve sarà allestito all'interno del nostro magazzino.
Per quanto riguarda la nostra produzione, abbiamo il piacere di presentare i tre vini in purezza: un Nero d'Avola, un Syrah ed un Cabernet che sono stati i primi ad essere imbottigliati (la linea Note Nere identifica questi tre rossi monovarietali).
Dalla vendemmia del 2010, con l'etichetta Feudo Ramaddini, vengono imbottigliati altri quattro vini: il Nero d'Avola Doc Noto Patrono, il Grillo Nassa, lo Chardonnay Quattro Venti e il Moscato Passito di Noto Al Hamen.
Abbiamo partecipato ai seguenti concorsi:
1. CONCORSO ENOLOGICO INTERNAZIONALE “LA SELEZIONE DEL SINDACO 2011”, in occasione del quale abbiamo avuto l'onore di ricevere i seguenti premi:
Medaglia d’oro per Al HAMEM 2010 - Passito di Noto doc
Medaglia d’argento per il PATRONO 2008 – Nero d’avola doc di Noto.
2. CONCORSO ANUGA 2011;
3. CONCORSO MUNDUS VINI 2011.
La nostra azienda è inserita all'interno del Circuito Strade del Vino
A pochi passi dalla nostra sede, il mare, la Natura e la Cultura vi aspettano...
Venite numerosi a trovarci | | | | EXTRAVERGNE DI OLIVA E CUORE: ALLEATI PER LA VITA | | A causa del maltempo, sia il convegno sia la videoconferenza che dovevano andare in onda oggi alle ore 11,00 sono stati rinviati. Purtroppo il docente relatore è rimasto bloccato sulla "freccia rossa" di Trenitalia che lo trasportava, con evidente ritardo causato dal maltempo. Ci scusiamo con i tanti che si erano "video collegati", rimandandovi per ogni ulteriore esigenza sul sito www.cno.it . Per ulteriori informazioni cnoroma@libero.it oppure info@cno.it | | | | La pillola che previene la sbronza ... squit, squit ... | A dimostrazione di quanto sia effimera la ricerca scientifica, o almeno una "certa" ricerca scientifica, ecco la pillola definita "rivoluzionaria", in grado di aiutare tutti quelli a cui piace alzare un po’ il gomito senza rischi: è la pillola anti sbornia, che rimette in piedi anche chi ha litri e litri di alcol nel sangue.
La ricerca, coordinata e condotta dalla ricercatrice e biologa molecolare Jing Liang, è stata recentemente pubblicata su Journal of Neuroscience e sostanzialmente dimostrerebbe l’efficacia di una molecola, chiamata Dhm, sulla colossale sbronza indotta in maniera che definire barbara è puro eufemismo, su di un gruppo di ratti cui era stato iniettato nel sangue l’equivalente di 15-20 birre nell’arco di due ore.
La Dhm viene estratta dalla Hovenia dulcis, una pianta diffusa in oriente, e più comunemente nota come pianta dell’uva passa, e sembra aver avuto nei test condotti sui ratti un effetto miracoloso: in seguito all’iniezione di alcol, infatti, gli animali impiegavano di norma più di un’ora per rimettersi in piedi all’interno di un giaciglio con forma a V (piuttosto scomodo), mentre somministrando loro la Dhm sono bastati soli 5 minuti per vederli nuovamente in piedi e attivi. Ora, che l'uomo non sia un topo di 70 kg mi sembra piuttosto evidente, che il topo, pur condividendo con l'uomo oltre il 98% di DNA, ha dato negli anni risultati diametralmente opposti pure, come dimostrano le numerose sciagure che questo modello, quello animale, ha causato all'umanità.
Volete saperne qualcuna? Leggete qui sotto.
1. Il benzene non venne ritirato dal mercato, e si è continuato a utilizzarlo come componente chimico industriale nonostante prove cliniche ed epidemiologiche avessero dimostrato che l'esposizione ad esso provoca la leucemia negli esseri umani, perché esperimenti finanziati dai produttori non sono riusciti a riprodurre la leucemia nei topi.
2. Fumare veniva considerato non cancerogeno in quanto il cancro causato dal fumo è difficile da riprodurre in animali da laboratorio. Di conseguenza in molti continuarono a fumare e morire di cancro.
3. Esperimenti effettuati su ratti, criceti, cavie, topi, scimmie e babbuini non rilevarono alcun legame tra fibra di vetro e cancro. Non fino al 1991 quando, grazie a studi compiuti su esseri umani, l'OSHA lo classificò come cancerogeno.
4. Nonostante l'arsenico sia considerato cancerogeno per gli esseri umani già da decenni, gli scienziati hanno trovato pochissime prove negli animali a supporto di questa conclusione fino al 1977. Questa è stata la posizione ufficialmente accettata finché non fu possibile alla fine riprodurre il cancro negli topi.
5. Molti esseri umani hanno continuato ad essere esposti all'amianto ed a morire perché gli scienziati non riuscivano riprodurre il cancro negli topi da laboratorio.
6. Studi sugli animali avevano previsto che i beta-bloccanti non avrebbero abbassato la pressione sanguigna. Come conseguenza di ciò il loro sviluppo fu bloccato. Persino i ricercatori che praticano esperimenti su animali hanno dovuto ammettere il fallimento di modelli animali di ipertensione al riguardo, ma nel frattempo ci sono state migliaia di vittime di ictus.
7. La Ciclosporina A inibisce il rigetto degli organi, ed il suo sviluppo fu uno spartiacque per il successo nei trapianti di organi. Se le prove su esseri umani non avessero superato i risultati poco promettenti ottenuti sugli animali, il farmaco non sarebbe mai stato rilasciato.
8. Gli esperimenti su animali hanno fallito nel prevedere la tossicità renale causata dall'anestetico generale metoxyiflurano. Molte perdsone hanno perso tutte le funzioni renali.
9. Le ricerche su animali hanno fallito nel rivelare i batteri come causa di ulcere ed hanno ritardato il loro trattamento con antibiotici.
10. Più della metà dei 198 nuovi farmaci rilasciati tra il 1976 ed il 1985 furono o ritirati o riclassificati in seguito a gravi ed imprevisti effetti collaterali. Questi effetti collaterali, tra gli altri, includevano complicazioni quali disritmia letale, attacchi cardiaci, insufficienza renale, crisi epilettiche, arresto respiratorio, insufficienza epatica ed ictus.
11. Il Flosint, un farmaco contro l'artrite, venne testato sui topi, che tollerarono il farmaco molto bene. Invece, negli esseri umani ha provocato numerosi decessi.
12. Lo Zelmid, un antidepressivo, fu testato su topi e cani senza incidenti ma causò gravi problemi neurologici negli esseri umani.
13. Il Nomifensine, un altro antidepressivo, fu associato ad insufficienza epatica e renale, anemia e decessi negli esseri umani. Eppure i test sui topi avevano indicato che il farmaco si potesse usare senza alcun effetto collaterale.
14. L'Amrinone, un farmaco usato contro l'insufficienza cardiaca, fu testato e rilasciato senza alcun problema. Negli esseri umani però sviluppò la trombocitopenia, cioè la mancanza di cellule ematiche necessarie per la coagulazione del sangue.
15. Il Fialuridine, un farmaco antivirale, causò danni al fegato in 7 pazienti su 15. Cinque di loro morirono e due dovettero ricorrere ad un trapianto di fegato.
16. Il Clioquinol, un farmaco antidiarroico, ebbe risultati positivi nei test effettuati su topi, gatti, cani e conigli. Nel 1982 però dovette essere ritirato in tutto il mondo perché responsabile di cecità e paralisi negli esseri umani.
17. L'Eraldin, un farmaco contro le malattie cardiache, causò morte e cecità negli esseri umani nonostante non avesse provocato alcun effetto indesiderato nei topi. Quando immesso sul mercato, i ricercatori affermarono che si fosse distinto per la completezza degli studi di tossicità effettuati su animali. Successivamente i ricercatori non furono in grado di riprodurre questi risultati su animali.
18. L'Opren, un farmaco contro l'artrite, uccise ben 61 persone. Sono stati inoltre documentati più di 3.500 casi di reazioni gravi ad esso.
19. Lo Zomax, un'altra medicina contro l'artrite, fu responsabile della morte di 14 persone e causa di sofferenze per molte altre.
20. Le dosi dell'Isoprotenerol, un farmaco usato nel trattamento dell'asma, furono calcolate utilizzando gli animali. Sfortunatamente si è dimostrato essere troppo tossico negli esseri umani. 3.500 persone sofferenti d'asma morirono nella sola Gran Bretagna a causa di sovradosaggio. E' ancora difficile riprodurre questi risultati negli animali.
21. Il Methysergide, un farmaco usato nel trattamento del mal di testa, ha portato a fibrosi retroperitoneale, o gravi cicatrci del cuore, dei reni e dei vasi sanguigni nell'addome. I ricercatori non sono stati in grado di riprodurre questi effetti negli animali.
22. Il Suprofen, una medicina contro l'artrite, fu ritirata dal mercato quando i pazienti cominciarono a soffrire di tossicità renale. Prima del suo rilascio, i ricercatori dissero questo al riguardo: "Eccellente profilo di sicurezza. Nessun effetto a livello cardiaco, renale o del sistema nervoso centrale in nessuna specie."
23. Il Surgam, un altro farmaco contro l'artrite, fu studiato per avere un fattore di protezione dello stomaco che prevenisse ulcere nello stomaco, un effetto collaterale comune a parecchi farmaci contro l'artrite. Nonostante risultati promettenti nei test su animali provocò ulcere in pazienti umani.
24. Il Selacryn, un diuretico, fu ampiamente sperimentato sugli animali ma dovette essere ritirato dal mercato nel 1979 dopo che 24 persone morirono a causa di un'insufficienza epatica indotto dal farmaco.
25. Il Perhexiline, un farmaco per il cuore, fu ritirato dal mercato quando si scoprì che produceva un'insufficienza epatica che non si era riscontrata nei test su animali. Anche dopo che fu individuato quel particolare tipo di insufficienza epatica, non la si poté riprodurre negli animali.
26. Il Domperidone, progettato per curare nausea e vomito, produceva nell'uomo un battito cardiaco irregolare e dovette essere ritirato dal mercato. I ricercatori non furono in grado di riprodurre questo effetto nei cani nemmeno con un dosaggio di 70 volte superiore rispetto la dose normale.
27. Il Mitoxantrone, una cura contro il cancro, produceva scompenso cardiaco negli esseri umani.
28. Il Carbenoxalone sarebbe dovuto servire nella prevenzione delle ulcere gastriche ma nei pazienti causava ritenzione idrica al punto da provocare scompenso cardiaco. Dopo che i vivisettori scoprirono ciò che causava negli esseri umani lo testarono su topi, ratti, scimmie e conigli ma non riuscirono mai a riprodurre questo effetto su di essi.
29. Il Clindamycin, un antibiotico, causa una condizione nell'intestino detta colite pseudomembranosa. Eppure fu testato per un anno intero ogni giorno su cani e topi; non solo, essi furono anche in grado di tollerare dosi dieci volte maggiori di quelle tollerate dagli esseri umani.
30. Le compagnie farmaceutiche Pharmacia ed Upjohn interruppero i test clinici sulle loro compresse Linomide (roquinimex) per il trattamento della sclerosi multipla dopo che diversi pazienti soffrirono di attacchi cardiaci. Su 1.200 pazienti, 8 soffrirono di attacchi cardiaci legati alla somministrazione del farmaco. Gli esperimenti su animali non avevano in alcun modo previsto questo.
31. Il Cylert (pemoline), un farmaco usato nel trattamento delle malattie da carenza di attenzione e iperattività, causò insufficienza epatica in 13 bambini. Di essi, undici o morirono o necessitarono di un trapianto di fegato.
32. L'Eldepryl (selegiline), un farmaco usato nel trattamento del morbo di Parkinson si scoprì essere causa di pressione sanguigna molto alta. Quest'effetto collaterale non fu riscontrato negli animali.
33. La combinazione di due farmaci utilizzati nelle diete dimagranti, fenfluramine e dexfenfluramine, si scoprì essere legata ad anomalie delle valvole cardiache e ritirata dal mercato nonostante studi compiuti su animali non mostrarono mai alcuna anomalia cardiaca.
34. Il farmaco contro il diabete "troglitazone", meglio conosciuto come Rezulin, fu testato su animali senza causare problemi significativi ma causò danni al fegato negli esseri umani. I produttori ammisero che almeno un paziente era deceduto ed un altro dovette essere sottoposto a trapianto del fegato come risultato della somministrazione del farmaco.
35. L'FK 506, ora chiamato Tacrolimus, è un agente anti-rigetto il cui uso fu quasi completamente abbandonato prima di effettuare analisi cliniche, a causa di grave tossicità negli animali. [53][54] Studi sugli animali suggerirono che la combinazione di FK 506 con cyclosporin si sarebbe potuta rivelare più efficace. In realtà negli esseri umani si è rivelato essere esattamente l'opposto.
36. Esperimenti su animali suggerirono che l'uso dei corticosteroidi sarebbe stato di aiuto nel caso di shock settico, una grave infezione batterica del sangue. Gli esseri umani invece reagirono in modo differente. Questo trattamento aumentò i decessi causati da shock settico.
37. Nonostante l'inefficacia della penicillina nei conigli, Alexander Fleming usò l'antibiotico su di un paziente molto grave dal momento che non aveva altro con cui provare. Per fortuna i primi test Fleming non li fece su cavie o criceti perché la penicillina li uccide. Howard Florey, il premio Nobel a cui si co-attribuisce la scoperta della penicillina disse: "Che fortuna che non avessimo questi esperimenti su animali, negli anni '40 perché altrimenti la penicillina non avrebbe mai ottenuto una licenza e, probabilmente, l'intera gamma degli antibiotici non sarebbe mai stata realizzata."
38. I due farmaci notoriamente pericolosi, il thalidomide ed il DES furono testati su animali e rilasciati per essere usati su esseri umani. Il risultato fu la sofferenza e la morte di migliaia di persone.
39. Esperimenti effettuati su animali trassero in inganno i ricercatori sulla rapidità con cui l'HIV si replica. A causa di queste false informazioni, i pazienti non ricevettero terapie immediate e le loro vite vennero accorciate.
40. Ricerche condotte su animali ritardarono lo sviluppo del vaccino anti-polio, secondo il dottor Albert Sabin, il suo inventore. I primi vaccini contro la rabbia e la polio funzionarono bene sugli animali ma storpiarono o uccisero i pazienti a cui furono somministrati.
Vi bastano questi risultati per capire che la sperimentazione animale serve solo per ottenere le autorizzazioni al commercio di sostanze altrimenti da bocciare categoricamente o volete che continui?
Ci sono centinaia di prove che dimostrano quanto la sperimentazione animale sia inutile e dannosa. Basta googlare un pò.
Ora sta a voi scegliere se prendere questa nuova pillola antisbronza oppure, più semplicemente, darvi una controllata davanti ad una bottiglia.
Fonte: www.novivisezione.org | | | | Mi piace ma ... O_o | Dal 2007 è operativo presso il Castello di Grinzane Cavour l’Osservatorio Nazionale sul Consumo Consapevole del Vino "per comunicare e divulgare le proprietà salutistiche del vino, nella consapevolezza che alla qualità debba essere associato un consumatore attento che non solo sa apprezzarne un buon bicchiere, ma è informato e documentato sugli effetti benefici per l’organismo di un consumo moderato".
L'incipit non può che trovarmi favorevolmente colpito ... un pò meno il fatto che a guidarlo e a coordinarlo siano individui particolarente interessati a porre il consumo del vino sotto una luce positiva.
E nonostante tutto quello che viene documentato sia pressochè assodato, c'è un buco nero che, a voler osservare bene, è di primaria importanza: i residui di agrofarmaci, le interazioni - mai sperimentate - delle varie molecole di sintesi contenute nei pesticidi, la poca o nulla predittività delle sperimentazioni effettuate con gli animali, l'assoluta disinformazione su questi argomenti, anche in agricoltura biologica. Voglio dire che, seppure l'iniziativa sia lodevole, difetta di una caratteristica fondamentale: la terzietà rispetto a quanto si osserva e si documenta.
A leggere i nomi del Consiglio Direttivo infatti non si può che storcere il naso:
Tomaso Zanoletti - senatore CCD-CDU, già presidente dell’Associazione Nazionale Città del Vino e del Comitato Nazionale per la Tutela e Valorizzazione delle Denominazione di Origine dei Vini.
Bruno Ceretto - imprenditore agricolo (viticoltore).
Aldo Sartore - fondatore del Consorzio Turistico ALBA BRA LANGHE E ROERO e della Banca del Vino.
Carlo Zarri - presidente del Consorzio Turistico Langhe Monferrato e Roero di Alba che raggruppa oltre 150 aziende vitivinicole.
Ora non voglio dire che costoro siano dei disonesti, che di fronte ad eventuali negative risultanze scientifiche chiedano e ottengano il silenzio ... e tuttavia poichè siamo in Italia e tutti noi conosciamo i risultati di esperienze simili, in cui il conflitto di interessi è più che evidente, il dubbio nasce senza che si possa controllarlo.
Se poi si osserva da chi è composto il comitato scientifico le cose non migliorano: si tratta di - seppure illustri - ricercatori che hanno fatto della sperimentazione animale il proprio cavallo di battaglia, in larga parte genetisti indaffarati a migliorare (e modificare) le prestazioni della vite, spesso presiedono comitati e associazioni agrarie ed enologiche ...
Insomma, mi sarei aspettato di meglio ... come ad esempio il conivolgimento di I-Care che, almeno, anzichè usare i topi per dirci che il vino è salutare ci indica i metodi alternativi, più predittivi, economici e sopratutto veloci.
Ma la ricerca (pseudo) scientifica va così: nel libro paga degli interessati. | | | | Solo ora si accorgono di Vinix | Con la splendida notizia che da poco è disponibile il "facebook dei vini italiani" il Gambero Rosso esalta le prerogative del nuovo social wine, con la sorprendente affaermazione: Vinix, l'altra community di settore nata qualche mese fa; n.d.r
Leggi l'articolo su: http://med.gamberorosso.it/media/2012/02/301582.pdf
Inutile parlare della funzionalità di Vinix a chi, come noi, lo usa da lameno quattro anni....
Luigi | |
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