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Pagina: 1 |  | | | Alieni - abduction Rapimenti - Bufala | | Abduction: un rapito mostra la banale tecnologia aliena - Giovedì 24 Marzo 2011 - 09:19 PASQUALE GALLANO
Ieri sera è andata in onda su Italia 1 l'ultima puntata della nuova edizione di Mistero, il format condotto da Raz Degan affiancato da alcuni "inviati speciali" tra cui Marco Berry e Daniele Bossari. Proprio Bossari si è reso protagonista, tra gli ultimi servizi proposti, di una "buffa" intervista (visibile a fine articolo) rilasciata da un uomo che sosterrebbe di essere stato (anch'egli) rapito dagli alieni, e dalle cui esperienze di contatto avrebbe acquisito "particolari" capacità che gli permetterebbero di ideare e costruire congegni basati su tecnologia aliena. Ma andiamo con ordine. E' il 22 luglio 1991, giorno in cui avverrebbe il primo contatto tra l'anonimo signore, a bordo del suo motopeschereccio, e gli esseri alieni che costui chiama "siriani", provenienti quindi dalla stella Sirio (?), che ultimamente pare essere molto gettonata dai contattisti. A seguito di tale rapimento e dopo ulteriori contatti avvenuti in tempi successivi, l'intervistato dichiara di ritrovarsi in possesso di particolari capacità intellettive che gli permettono di realizzare dispositivi non ancora intuiti dalla tecnologia umana. Congegni talmente segreti che costringono il "pover'uomo" a rendere l'intervista in forma anonima, in quanto la realizzazione di tali progetti, condivisi - sostiene l'uomo - con un gruppo di scienziati, lederebbe interessi dalla portata inimmaginabile e metterebbe a rischio la sua stessa incolumità. Un valido motivo, quindi, per non mostrarsi, o quasi. Già, perchè o per un errore in fase di motaggio del servizio o per una esplicita richiesta dell'intervistato, il suo volto viene parzialmente svelato (come mostrato nella foto di apertura) a partire dal minuto 12:00 del video di seguito riportato. Come mai questo imperdonabile errore che "metterebbe in serio pericolo la vita di quest'uomo"? E la voce? Nell'intervista appare sempre normale, mai distorta come si è consuetudine fare per rendere il soggetto irriconoscibile. Perchè? Potrebbe essere la volontà del "semianonimo" mostrarsi in minima parte per godere, chissà, dei famosi 15 minuti di celebrità che magari spera di ricavare dal servizio proposto da Mistero?Arriva poi il piatto forte: un esperimento basato su tecnologia aliena dall'appetitoso sapore, a nostro avviso, di bufala. In buona sostanza il presunto contattista mostra come sia possibile ottenere dall'acqua, grazie ad una reazione chimica (un processo di semi fusione o elletrolisi, non è chiaro) una fonte di energia inesauribile.... continua su : http://www.newnotizie.it/mobile/abduction-un-rapito-mostra-la-banale-tecnologia-aliena/335837.html
| Se Atene piange... | | La sclerotizzazione del dibattito politico di questi mesi è tale che oggi si considera Grillo e il suo blog, noto a chi legge i blog, e modestamente, questo blog, da qualche anno, come la novità assoluta dell'autunno 2007.
Sappiamo tutti chi sia Grillo, e cosa abbia scritto, e detto, negli ultimi mesi. Bastava leggere, o ascoltare qualche suo spettacolo (come noi abbiamo fatto, a Torino, la scorsa primavera). E ci si rendeva conto del fatto che si trattava dell'esasperazione condivisibile di un ex-comico, oggi trasformatosi in fustigatore del malcostume perché forse quello è il terreno più fertile per uno come lui. E di malcostume in Italia è pieno, come purtroppo anche questo sappiamo. Di denuncia in denuncia Beppe ci ha preso gusto e oggi ha forse più inclinazione politica di qualche mese fa, ma mi fermerei qui.
L'improvviso panico della sinistra per il grillismo, corroborato dal libro denuncia di Stella e Rizzo sulla "casta", è segno della miopia dei politici, incapaci di vedere la realtà se non gliela squaderna brutalmente sotto gli occhi un comico che allarga un po' i suoi orizzonti.
Si è dunque fatto un gran discutere di "casta" e di antipolitica, assumendo che il problema sia nato ora.
E' chiaro che si tratta di un problema di assai lungo termine, basti pensare al 93 e alla nefasta conseguenza del berlusconismo, che dell'antipolitica ha fatto una bandiera, benché Berlusconi per primo sia il trionfo della politica.
Probabilmente, e qui dobbiamo fare ammenda in prima persona, durante il periodo nero del quinquennio berlusconiano non abbiamo sufficientemente preteso che la politica si redimesse e si ripulisse, specialmente a sinistra.
Vi era un'emergenza democratica, e si pensava che, rimossa quella, vi sarebbe stato un mondo migliore, con una politica migliore.
Invece abbiamo scoperto che i politici di sinistra si stanno rivelando nefasti quasi come quelli di destra, e ciò ci dà uno speciale sconforto. Pensavamo che dopo la destra nulla di peggio ci potesse capitare, e che la sinistra ci avrebbe dato una speranza. Non ce l'ha data, e questo ci rattrista, e ci fa arrabbiare.
Avremmo voluto gente nuova, pulita, aliena dal malaffare della destra, dall'ansia di apparire, dalla smania di polemizzare, capace di fare e non di parlare.
Non l'abbiamo avuta, perché al fianco di stimabilissime persone abbiamo avuto una pletora di politicanti che hanno d'un tratto scoperto l'eldorado del potere, violentandolo da sinistra, dopo averlo sventrato da destra.
Solo che l'antipolitica scatta perché "di là" ci sono di nuovo loro, e allora, a un povero elettore di sinistra, cosa resta? Non vogliamo morire berlusconiani, e si sappia che se a sinistra la gente non ci piace, a destra peggio che mai.
Questo è ciò che dell'antipolica nessuno ha detto: i politici di sinistra deludono specialmente perché di quelli di destra abbiamo ancora meno stima. Se questi sono pessimi, quelli sono inaccettabili.... | AAA cercasi boja!!! | Il naufragio della Concordia e la figura del suo comandante hanno ancora una volta risvegliato quel desiderio di forca, di sangue e di vera gogna medievale che è ormai diventata parte fissa del nostro modo di vivere. Ogni volta che un fatto di sangue si presenta in cronaca, giornalisti e una miriade di opinionisti si divertono ad andarci giù duri, pesanti, accolti e accompagnati da un’opinione pubblica che ha perso quel naturale e fondamentale ritegno, pudore e senso civico, che la dividevano ed evolveva dal regno dei barbari. Una società evoluta si distingue proprio dalle incivili usanze di quei popoli che nella violenza trovano la somma e il riscatto delle proprie frustrazioni. La voglia di tornare a usanze medievali, il ripristino della gogna nella pubblica piazza dove il popolo si divertiva a sputare o lanciare sassi sulla faccia del malcapitato di turno diviene sempre più latente, inutile pensare che, il malcapitato, potrebbe esser innocente o addirittura un parente, un amico… e per ultimo, un essere umano. Le frustrazioni vincono sulla ragione. Quell’odore di manette, anzi no, dei ferri con le catene, posti ai polsi e alle caviglie, il sublime piacere della corda che il boja lascia scivolare sul collo del reo, pregandolo di non insaponarla, proprio perché il condannato patisca il peggiore dei supplizi e, in fine, quella condivisione comune che giustizia è stata fatta. Nella storia le giurie popolari hanno sempre subito la manipolazione dell’opinione pubblica, quell’influenza che come un’onda riecheggia da ogni parte del paese coinvolgendo in facto e non in diritto quella parte della coscienza di chi è preposto a giudicare. L’inesistenza delle garanzie del giusto processo. Inutile tornare su cosa debba essere un giudice nello svolgimento del suo ministero. Super partes. Schettino è indifendibile, un cialtrone che per pura vanità ha compiuto un atto assurdo, non di meno è il comportamento assunto da giornalisti e popolo che, dagli uni agli altri, hanno innescato una gogna mediatica dal sapore forcaiolo e privo di quelle garanzie costituzionali alla base della nostra civiltà. Quando parliamo del Comandante De Falco e dei soccorritori, li definiamo eroi, dimenticando che queste persone svolgono il loro lavoro retribuito e conforme a quanto loro richiesto. Non sono eroi ma semplici servitori dello Stato. L’aver perso quei principi fondamentali, quali, l’onore, il senso del dovere, il rispetto e il sacrificio a causa di velleità alla grande fratello, ha fatto sì che nascesse, nel comune senso collettivo, il naturale bisogno di eroi e di colpevoli, la cui soppressione, diviene il raggiungimento del soddisfacimento di quanto non siamo più in grado a percepire e conservare. Il valore del sub lege libertas. La voglia di menare le mani, di lapidare quell’assassino, quel vigliacco che ha lasciato donne, bambini e disabili in balia del mare crudele, ormai è parte integrale di noi, leggendo i vari social network, i commenti violenti sono innumerevoli, colpiscono sia Schettino sia i meridionali. La violenza, non più assopita, che alberga in ogni persona si fa scudo dell’indignazione comune e prepotentemente dilaga senz’altra remora. De Falco diventa l’eroe. Quello che più lascia pensare è la Procura, che al vertice, deve applicare e confermare, le più semplici e vitali garanzie di legge, inverosimilmente si schiera contro il presunto imputato sapendo di esser supportata dal volere popolare. Che la gogna sia posta nella piazza principale dell’isola, sia dato inizio alla più crudele delle diaspore; la giustizia contro la legge. Siamo giunti al punto che un servitore dello stato deve riscattare l’onore di un popolo, un popolo che ha perso, smarrito il senso della legge, della giustizia non intesa come legge del taglione ma come applicazione delle norme in difesa del diritto usurpato. La differenza tra noi e i cialtroni sta proprio nell’osservanza delle leggi, il giusto rispetto dei principi, quali, la sacralità delle regole, che non va intesa solo per i cristiani quale principio del Cristianesimo, bensì come filo conduttore del comportamento individuale e collettivo all’interno di una società, il rispetto della vita umana e le garanzie di diritto per i cialtroni, perché proprio questo ci differisce da loro e ci rende esseri civili e degni di una società in evoluzione. Schettino ormai non fa più notizia, adesso il serpente si morde la coda e attacca la protezione civile, i soccorritori…. gli eroi. Nell’aria c’è…. rumore di catene. Avanti il prossimo. Sotto a chi tocca. Ci aggiorniamo amici… ci aggiorniamo!!! | Ginnastica del respiro per dimagrire | | Per molti di noi il respiro è un atto del tutto inconsapevole e automatico. Nemmeno ce ne rendiamo conto. Magari chi si allena in palestra è un tantino più attento se non altro perché in ogni esercizio c?è sempre una fase di inspirazione ed espirazione. Respirando bene e profondamente ci ... | Privatizzare non è liberalizzare | Quante volte avete sentito parlare di privatizzazioni e liberalizzazioni, con i due argomenti spesso confusi tra di loro. A quel punto i favorevoli l'opinione che se ne fa è influenzata da questa confusione e diventa più di matrice politica che non economica. Chiariamo: liberalizzare non è privatizzare. Sono due cose diverse. E finalmente qualcuno lo sottolinea su un blog del Fatto Quotidiano. Antonio Nicita, docente di politica economica all'Università di Siena, sottolinea che se si privatizza prima di liberalizzare, la seconda opzione tende a morire. Il problema è quello. liberalizzare significa aprire il mercato ad altri operatori, non vendere le aziende pubbliche, che sarebbe la privatizzazione. In un mercato liberalizzato il pubblico non solo può essere presente, ma a mio avviso è auspicabile in molti settori. L'azienda pubblica, se gestita a dovere, fa da calmiere alle speculazioni dei privati che hanno maggior forza rispetto ad altri operatori minori. Privatizzare, dare ad un privato (anche parzialmente) aziende dello Stato, delle regioni etc, significa regalare un settore in mano ad una società, senza creare opportunità per nuove aziende. Significa essere monopolisti o leader di un oligopolio di fatto, dove puoi decidere i prezzi e decidere se far fuori o meno le aziende minori. Un potere troppo grande che deve essere contrastato. Cosa che il mantenimento di aziende pubbliche può fare. Questo può essere valido per i trasporti come per le banche. | Avevo Vent?Anni | | Enrico Franceschini mercoledi' 19 settembre all'Italian Bookshop, in 5 Cecil Court London WC2N 4EZ. Il corrispondente di Repubblica ci parlera' del suo libro "Avevo Vent'Anni". Lo presenta il giornalista Rai Stefano Tura. Una storia a 40 voci, maschili e femminili, sull'eredita' del '77. Tutti da Ornella, ma non dimenticate di confermare ... | |  | |
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